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poesie
Candele PDF Stampa E-mail
Costantino Kavafis

Kavafis



Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto,
la memoria m'accora il loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido,
come s'allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.


Le finestre

In queste tenebrose camere, dove vivo
giorni grevi, di qua di là m'aggiro
per trovare finestre (sarà
scampo se una finestra s'apre). Ma
finestre non si trovano, o non so
trovarle. Meglio non trovarle forse.
Forse sarà la luce altra tortura.
Chi sa che cose nuove mostrerà.

 
Giunge, dai prati mietuti, un lieve odor di fieno. Sulla collina, il cielo è viola teneramente. (J.R PDF Stampa E-mail

Giunge, dai prati mietuti, un lieve odor di fieno. Sulla collina, il cielo è viola teneramente. (J.R.Jimènez)

 
GIULIO GIANELLI, NON ERA LEI PDF Stampa E-mail

Un’illusa amica


Fra le tristi e più care
memorie ho quella di un'illusa amica.
Mi cercò, la respinsi, mi rivolle:
ostinata, vegliò sul limitare
del mio spirito, come una mendica.

«Aprimi, io son colei che già cercasti
lungo l'adolescenza,
quando a te discoprivi
te stesso, modulando
voci di sogno che tu solo udivi.
Sono bella; i silenzi amo e le cose
intime: parlerò poco d'amore.
Non voglio anelli, né smaniglie; i baci
tuoi, le carezze saran miei gioielli.
Poveri siamo, poveri saremo.
Accoglimi!»

Così, per ore
lunghe, implorava, a mani giunte, invano.
- Entra - le dissi un giorno.
Entrò... Non era lei!
Piangemmo entrambi.
Poi ci lasciammo addolorati invano.

(da “Poesie”, 1934)

.

 
FERNANDO PESSOA , SE RICORDO CHI FUI PDF Stampa E-mail


Se ricordo chi fui, diverso mi vedo,
e il passato è il presente della memoria.
Chi sono stato è qualcuno che amo,
ma soltanto nei sogni.

È la nostalgia che m'affligge la mente,
non è mia né del passato veduto,
ma di chi abito
dietro gli occhi ciechi.
Nulla, se non l'istante, mi conosce.

Nulla il mio stesso ricordo, e sento
che chi sono e chi sono stato
sono sogni differenti.

(da “Odi di Ricardo Reis”)

.

 
Meriggiare pallido e assorto PDF Stampa E-mail
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
(Eugenio Montale, in Ossi di seppia)
 
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