da Roberto La Paglia

Alieni dal mondo, lontani da se stessi…sconosciuti.
Tante, troppe volte, ci si osserva allo specchio senza riuscire a riconoscersi…sono io quello? Cosa ho fatto in tutto questo tempo, cosa ho realizzato?
Viene sempre un giorno nel quale, volenti o nolenti, siamo chiamati a fare i conti con noi stessi; a volte è un pensiero che ci coglie all’improvviso, senza un particolare motivo, altre volte la stanchezza, la consapevolezza che, nonostante tutti gli sforzi, nulla è cambiato.
In quel momento inizia la ricerca delle colpe; non sempre riusciamo a capire per quale motivo, pur correndo incontro alla vita, ci ritroviamo sempre nello stesso punto; non si capisce ma, spesso, non si vuol capire, non si è disposti ad accettare i propri errori, a pensare che forse sarebbe meglio cambiare atteggiamento, punto di vista.
Siamo il frutto di ciò che seminiamo nel nostro quotidiano, piante che crescono se riusciamo a dargli nutrimento, o semplici foglie avvizzite che il primo soffio di vento porterà via.
Siamo costruttori di mondi e distruttori di vite, siamo capaci di innalzarci tra le vette più alte del sentimento e, allo stesso tempo, di distruggere tutto con un semplice gesto, una parola.
Proprio per questi motivi, il momento della resa dei conti, non dovrebbe essere visto come un punto di arrivo, bensì come una nuova partenza, la possibilità di fare piazza pulita di quello che è stato, individuare gli errori, i punti deboli, e provare a ripartire con una nuova consapevolezza della meta da raggiungere.
Ma siamo davvero disposti a riconoscere gli errori? Siamo disposti ad ammettere che spesso la colpa di quanto è accaduto non va ricercata all’esterno ma dentro di noi?
In quei momenti ci sentiamo divisi da noi stessi, apatici verso le nuove iniziative, pronti a mollare per paura di sbagliare nuovamente; ma è proprio cadendo che si impara a camminare, e scottandosi che si conosce il pericolo reale.
Essere maschi non sempre presuppone il fatto che si è Uomini, essere femmine non significa essere Donne; è la consapevolezza di se stessi, il sapere e il sapersi accettare che ci rendono umani…il resto è puro istinto, intuizione primordiale.
Non possiamo scegliere come nascere o come morire, possiamo però scegliere come vivere, e questa scelta dovrebbe essere ben ponderata, poiché da essa trarranno esempio coloro che ci stanno accanto.