Filippo Pio.

Filippo Pio.
Torri di Babele.

Persone e cose scadenti per tempi e sensi,
plagevoli di costruzioni iperboliche d’aspetti
per momentanee e miserevoli funzioni.

Torri di Babele variopinte e griffate,
mosse da cervelli insensibili e prevedibili come orologi
all’opera per esistenze da copertina.

Puntuali forme ed apparenze,
colorano stupidi ragionamenti, facilmente irretiti
da menti impigrite dalla moda.

Propositi poco trasparenti, per ideali distratti ad antichi sogni,
trattenuti ed avviliti nelle sabbie mobili
di passioni e desideri estemporanei.

Aria servita in effimere atmosfere,
e farcita di sensazioni, troppo immediate,
per essere riflesse.

Imperituri ragionamenti indipendenti,
trattengono un pensiero arrugginito,
nero oramai come il carbone.

Granelli di intolleranza e convinzione, per attrito di presunzione e vanità,
cadono inevitabilmente dalle alte torri, divenendo in basso,
per continua rimessa, valanghe travolgenti e distruttive.

Sempre e solo quanto per interesse è previsto, poi…..
ordinarie stanche domande ed ipocrite considerazioni di rito
sulle impervenibili responsabilità delle tragedie.

Eccezionali telecronisti della morte
insuperabili nella diretta,
da bocciare in comprensione.

Stermini e catastrofi nulla ha presa
né tanto meno lascia effetto, al ricordo come al presente,
all’ombra di una disarmante convenienza.

Poca storia per un ago
perso nel pagliaio della tecnologia
delle forme dell’inutile.

Poco stupore
per le meraviglie
del mondo.

Ovunque incontrastata è insaziabile voglia adrenalinica
mentre sguardi innaturali ed ossessivi, cacciano,
negli infiniti presidi di materia uno spirito nomade e sfuggente.