Francesca Ferrari "volontariato"

Ehi, mi vedi?
Ma come chi sono…son sempre io, la giarina!
Son cambiata parecchio vero?
Eh, lo so, merito del volontariato.
Sono un’altra persona: diversa, migliore, più alta perfino. Un fiorfiore.http://www.francescaferrari.net/wp-content/uploads/versosera.jpg
Il volontariato: ah che bella parola!
La pronunci e ti senti già più buono, prova anche tu, dài.
Vo-lon-ta-ria-to.
Lo vedi? i tuoi piedini si mutano in piccole e graziose radici che viavia salendo diventano gambi verdolini e, in men che non si dica, ti ritrovi trasformato in un fiore profumato. Gardenia, Rosa del Kenya o Giaggiolo, a seconda del momento e del colore da abbinar alle scarpe.
Se cerchi in Google puoi trovare dei cataloghi che offrono varie possibilità: servire alla mensa dei poveri, due stelline di bontà. insegnar il paesaggio ai malati di mente, cinque stelline, e così via, fino alle dieci con encomio del pulir dentiere dopopasto. Peccato che in pochi scelgano quest’ottima opportunità di cancellare dalla mente l’idea d’esser cattive persone. Spesso ci si accontenta delle cinque stelline, anche perché, diciamocelo, i troppo buoni son poco simpatici.
Io non son dovuta andar nemmeno in rete per trovare la mia occasione, me l’hanno servita bell’e pronta: lezioni di creta al ricovero dei vecchi, otto stelline e due aureole di cartapesta.
…i vecchi? lì per lì, non ho ben capito, ma poi mi son ricordata di quelle cose semoventi tutte grinze e tremori e mi son detta, giarina, acchiappa l’offerta al volo, chissà che feste ti faranno questi esseri fortunati!
A dir la verità, qualche perplessità sul ProgettoCreta m’era venuta, sarà utile o forse si potrebbe far dell’altro…ma è stato un dubbio di un istante, ché se gli esperti di vecchi&affini avevano elaborato e partorito quest’idea voleva certo dire che era cosa buona e giusta, e, detto fatto, son partita in quarta per VillaSerena.
Tu sapessi com’ero contenta, sentirsi buoni fa molto bene alla pelle. Diventi più luminosa, la fronte ti si distende… e poi sentirsi buoni da artisti ha quel qualcosa in più.
Non mi vorrai paragonare il volontariato terra-terra, tipo quello del pulir le brutture, con quello nobile dell’arte. Pensa, poter regalare la tua preziosa vena a chi non ha avuto il dono da madre natura e senza di te sarebbe destinato a morire senza aver mai fatto una scatolina di creta. Come dire, lo spreco di una vita.
Me la vedevo già la vecchina tirar gli ultimi serena e grata, col suo piccolo capolavoro di terracotta stretto al cuore, ed io con una mano sul suo capo a darle l’ultima benedizione. Ah, che scena emozionante!
Peccato che io sia stata scalognata, ché per colpa di un manipolo di vecchiacci dispettosi il mio volontariato non è stato un gran successo.
Appena entrata nell’istituto ho capito subito che non tirava aria d’arte. Eran tutti lì, attorno ad un tavolo, tristi che parevano in punizione. Chi chiedeva se era arrivato il figlio, chi pretendeva d’esser aiutato a vivere, una con lo sguardo fisso a terra, e l’altra che con un sorriso senza denti ti chiedeva se era pronto da mangiare.
Capirai la mia delusione, niente applausi, nessuna elaborazione sull’effetto emotivo del concetto di arte.
E, anche se non ci crederai, ti dirò di più: che ce ne sia stato uno ad interessarsi al meraviglioso Progetto creta&anziani. Niente. Un chissenefrega totale ed assoluto.
Addirittura una piccola donna tremolante m’ha chiesto, orrore, di giocare a tombola!
A me che son l’artista.  A me che mi son regalata con dedizione e generosità al Progetto ‘con la creta non si crepa’.
Ma siamo pazzi?
Come se nel far del volontariato si dovesse anche accontentar chi ne usufruirà.
Se si chiama volontariato lo dovrò far volontieri io, no? altrimenti l’avrebbero chiamato doverontariato, ma allora addio pelle luminosa.
Eh.