Valeria Curcio PERDONO

  • Ho posato le tue ultime cose; su un golf ho trovato ancora due capelli bianchi, mi è sembrato che fossi qui, malgrado il tuo mondo di nebbie. E' tornato il pianto bambino, incompreso, di un tempo lontano, insieme alle voci, al taglio della luce, agli odori, al colore dei vestiti di allora. Gia', ma allora quando? Allora era una vita fà, io ero una vita fà, e il macigno di errori e incomprensioni ancora non si scioglie. Forse dovrei iniziare a pensare che tutti siamo il prodotto delle circostanze, delle esperienze, e che spesso l'insieme deflagrante di tutto questo, ci stravolge cuore, mente e carattere. Provo a immaginare te da giovane, desideri, speranze e delusioni incluse, e dalle vecchie foto di allora seguo il mutare dei tuoi sorrisi. E' casuale il tentativo, viene dopo aver osservato le mie, con le occhiaie sempre piu' scure e il sorriso sempre più opaco, e mi viene una frase, "ma ero io quella?" Ero io, che come te, correvo incontro ad una vita sognata, con i capelli al vento ed entusiasmo per tutte le cose. Eravamo noi, mamma, prima delle nostre vite spezzate, da dolori e avversità. E allora il perdono nasce da solo, piano, per non disturbare il tuo silenzio infinito.