Massimo Cavezzali (2 minuti fa) · Sposa del vento

Sposa del vento
La stanza aveva le pareti sporche e nere, il letto sfatto e nero, le lenzuola sudicie e nere, il tappeto consunto e nero, la lampadina bassa e nera, la finestra chiusa e nera, il grande cavalletto vecchio e nero, le tende lise e nere. Per sedersi, nessuna sedia, solo un barile dipinto di nero. In quella casa tutto era nero. Anche lo specchio. Anche la carta igienica. Alma Mahler, vedova del compositore Gustav Mahler, musicista molto famoso ma marito molto noioso, ebbe un brivido. Non si era mai abituata a quel posto, l’atelier del pittore Oscar Kokoschka. Era la sua modella e amante ma il disagio che aveva sentito il primo giorno che aveva messo piede lì non le era mai passato. Era stata abituata ad altro lei. Aveva avuto sempre tanti sogni e tanti cicisbei che le ronzavano intorno. Le sarebbe piaciuto divertirsi di più. A 18 anni aveva dato il suo primo bacio al pittore Gustav Klimt. Anche lui era matto come Kokoschka. Però baciava bene. E poi lei aveva gli zigomi alti, il mento volitivo e sette anni più di Oscar Kokoschka, forse troppi, mentre lui aveva i capelli lisci, il mento lungo, gli occhi sempre spersi e stupiti, le orecchie a sventola ed era geloso fradicio. Lei amava quella sua passione morbosa per lei ma una mattina del 1914, dopo l’ennesimo turbolento litigio, non ce la fece più e scappò via. Per Oscar Kokoschka quella rottura fu un colpo. La depressione gli arrivò alle stelle. Forse pensò di buttarsi dalla finestra o forse di fare un salto all’angolo, nella piccola bottega degli orrori a comprare un veleno. Uno qualsiasi. Anche uno per topi andava bene. Anche per scarafaggi. Non era schizzinoso. Pensò che non avrebbe provato il minimo dispiacere, al limite ma proprio al limite, una perturbazione leggera. E che non avrebbe lasciato nessun biglietto per Alma. Come saluto semmai avrebbe finito quel quadro che aveva iniziato l’anno prima. L’aveva chiamato: “La sposa del vento” . Un quadro notturno. Simbolico. Lui e Alma nel letto. Lei dorme serena, ignara, senza capire. Lui invece è sveglio. Angosciato. Sa che tutto sta andando alla deriva. Che la luna ha preso il comando del mondo. Accartocciato e stravolto tra le lenzuola che sembrano nubi, terrorizzato come un naufrago fra le onde, lui non sa cosa fare, se alzarsi e svegliarla o rimanere così, immobile, a soffrire da solo, guardando quei vortici di colori allucinati intorno a lui, ascoltando la tempesta del vento e i rumori degli spettri che cercano di entrare per prenderti e portarti via. La violenza della vita non ha mai avuto pietà per nessuno. Tutto può finire da un momento all’altro. Quando il quadro fu finito, Oscar Kokoschka, esausto, si levò il grembiule e si allontanò di qualche passo per guardarlo meglio. Piegò la testa. Aveva dipinto velocemente, con pennellate brevi e nervose e strati di colore denso, torbido, spremendo il colore anche direttamente dai tubetti. Non male, pensò, stranamente soddisfatto. Il quadro era cupo, materico, fosco, espressionista, asfissiante, scomposto, disperato, romantico, simbolico. Insomma, era proprio bello! “La sposa nel vento”. Anche un bel nome per un quadro. Troppo bello per lasciarlo ad Alma. Di quadri ne ho già dedicati anche troppi a quella mantide, pensò. Li contò mentalmente. Erano 450 in tutto, fra quadri ad olio e disegni. Si picchiettò distrattamente col pennello sul naso sporcandoselo di blu. Adesso si sentiva più sereno. Meno ossessionato. Decise che avrebbe fatto realizzare da un artigiano un pupazzo con le sembianze di Alma, nuda e a grandezza naturale. Da mettere nel suo letto. Un sostituto perfetto. Finalmente allegro, gli venne voglia di andare a comprare una bottiglia di champagne per festeggiare la decisione. Il mio suicidio può aspettare, si disse. Non c’è fretta. E mentre lo pensava aveva già impacchettato il quadro, che era anche grande, 89 x 103 cm. E mentre lo impacchettava era già per strada. E mentre era per strada lo aveva già venduto al farmacista. E mentre lo vendeva aveva già cambiato idea e speso tutti i soldi in una bella uniforme splendente da cavalleria! Anche lo champagne può aspettare. Si va alla guerra! La guerra, la guerra, la guerra!!! Lì si che ci si diverte! Inebriato partì subito per il fronte. Ma lo rispedirono a casa alla svelta. Fu giudicato troppo instabile mentalmente per una cosa seria come la guerra. Anche questa storia, come tutte le storie, ha una fine. Anna Mahler, fortunata custode degli spartiti del primo marito, morì benestante, vedova di un terzo marito, a New York, all’età di 85 anni. Oscar Kokoschka le sopravvisse. Morì a 93 anni. Ma ormai si era scordato di tutto. Anche di lei . Viveva di paesaggi, grandi spazi solitari nei quali si poteva perdere, finalmente in pace. L’unico che ancora è vivo e si ricorda tutto quanto è il quadro. “La sposa del vento” è al Kunstmuseum di Basilea. E a chiunque vuole, è sempre contento di potere raccontare questa bellissima storia.